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martedì 16 febbraio 2016

A proposito di libri... "Ovunque tu sarai"

 "Ovunque tu sarai" di Floly Bocca

La trama (presa qui): Anita vive da tanti anni a Torino ma è cresciuta sulle Dolomiti, dove di recente è costretta a tornare spesso per via della terribile malattia di sua mamma, che se la sta portando via velocemente. Per farle sentire tutto il suo amore, Anita scrive ogni sera una email per augurarle la buonanotte, dove però non racconta la verità. Non le dice che il lavoro all'agenzia letteraria non è entusiasmante come pensava, né che il suo fidanzato di lungo corso, Tancredi, è distratto, distante, stolido. Anzi, scrive che stanno programmando le nozze per dare il via a quella famiglia numerosa che Anita ha sempre desiderato. Durante uno dei viaggi in treno, Anita incontra Arun, un ragazzo italocambogiano, scrittore di libri per bambini, al quale basta guardarla negli occhi per leggere tutta la sua tristezza. Un incontro che la colpisce. Ma chi è Arun? Perché, anche se cerca di tenerlo lontano, qualcosa la riporta a lui? È forse questo il regalo che le ha lasciato in eredità sua madre?

Un libro che arriva nel profondo e parla di sentimenti, in tante declinazioni diverse: la perdita di una persona cara, il dolore che ne deriva e il vuoto che rimane, la consapevolezza di una vita che non è quella che avremmo voluto, la trasformazione di un incontro casuale nella possibilità di ricominciare per essere felici.
Ho apprezzato molto la prima parte, forse perchè la malattia e la morte sono temi che mi toccano ancora il cuore, più dell'amore e dell'innamoramento di cui si parla nella seconda. Una storia bella, emozionante e commuovente, che si legge d'un fiato e che fa riflettere su come niente accade per caso.

Qualche citazione

Perchè amarsi, mi sono detta, è anche imparare a non pestarsi i piedi mentre si balla la stessa musica.  Se avesse potuto telefonami il Futuro mi avrebbe rivelato che spesso la vita prende delle pieghe che proprio non potevi indovinare.

Sospendere la pena non è smettere di soffrire, allevia il tormento.

Aggrapparsi alla speranza non è mentire a se stessi ma un po' gli somiglia.

Se potesse telefonarmi il Futuro, mi direbbe che quelle parole avrebbero scavato un solco così profondo dentro i miei pensieri durante le notti insonni, che niente avrebbe più riempito quei buchi.

Se potesse telefonarmi il Futuro mi rivelerebbe che la specialità della Vita è quella di tessere trame e incrociare destini. E mi consiglierebbe di non credere alle coincidenze, mai.

[...] avere accanto un corpo che non mi fa sentire il rumore assordante dell'assenza .

Immaginare un dolore profondo non è soffrire, ma gli somiglia.

[...] desiderare che il tempo passi veloce per non sentire più tutte queste lame trafiggermi a ogni passo, e volerlo fermare, per il terrore di perdere quello che c'è.

Se potesse telefonarmi, il Futuro mi direbbe che una parte di me sa già esattamente ciò che accadrà. È quella parte che viene sempre messa a tacere, perchè c'è un tempo per tutto. E anche la verità deve aspettare il suo turno.

Mi rendo conto di quanto tempo ho passato senza respirare, ultimamente, senza lasciare che l'ossigeno portasse conforto ai miei muscoli contratti.

Allora questa sera non mi merito anche io di tirare fuori l'ombretto e il mascara, e metter su un vestito che avevo scordato in fondo all'armadio? Stasera voglio lasciare a casa i tormenti e portarmi appresso una borsetta leggera, con dentro solo i trucchi e un sorriso sbadato.

Liberati dal bagaglio di dolore che non puoi sopportare. Il tuo paracadute è troppo ingombrante, ti intralcia il passo, ti sbilancia. Devi disfartene, se vuoi volare.

Arriva uno sconosciuto che dice di amarmi, dopo avermi vista quattro volte, e io gli credo, mi faccio rapire dalle sue parole, mi faccio confondere, stravolgere.

Ma prepararsi al peggio per soffrire meno alle volte non serve a niente.

Se potresse telefonarmi il Futuro mi direbbe, dopo un rullo di tamburi, che gli angeli hanno tanti travestimenti diversi. E che quando è il loro momento, compaiono. Con l'identità che è stata loro assegnata dalla sorte.

Mi ha insegnato che anche nella rabbia e nella delusione si continua ad amare, se si ama davvero, E che prendersi cura di qualcuno è un impegno che viene prima di tutto.

Se potesse telefonarmi il Fututo mi darebbe ragione, perché la mente non è un interruttore e ci vuole allenamento per abituarsi a un'assenza.

Mi hai lasciata qui. Non sarà facile perdonarti, dopo questo addio.

Io una cosa l'ho capita, comunque: ho capito che devo buttarmi nel dolore. Devo riempirmene la bocca, devo farlo penetrare in ogni angolo, devo riempirmene la mani e gli occhi, devo sentire il sapore e digerirlo. Così, quando sarà dentro dapperttutto lo potrò piangere, lo potrò sudare, lo potrò espellere tremando, lo potrò trasformare in qualcosa d'altro: lacrime, sputo, bile, sudore, vomito, merda. Così forse me ne libero.

Perdonami se per un po' continuerò ad avercela con te. Sarà per quel tanto che basta a imparare a fare i conti con la tua assenza.

Mi terrorizza il tempo che passa, guardo con timore-orrore-invidia-paura chi costruisce progetti di vita e di famiglia.

Sei qui a ogni battito, a ogni respiro, ogni sussulto del mio petto.

Immaginare non è creare, ma ne è il principio.

[...] non c'è altra via che la notte, per arrivare all'alba.

[...] ci sono avvenimenti che creano un prima e un dopo, un'interruzione netta che somiglia a un taglio col bisturi, prima bianco e pulito, dopo un attimo coperto di sangue.

Prendere coscienza non è correggere, ma è il solo modo per cominciare a cambiare.

Se potesse telefonarmi il Futuro confermerebbe che i destini delle persone fanno percorsi assurdi,  si sfiorano un istante, distratti, e poi scivolano via. E tornano a incrociarsi, e magari alla fine si riconoscono e si agganciano per un lungo tratto di strada. O per sempre.

Sento che questa era la mia storia: dovevo capire dove andare e trovare il coraggio per farlo. Liberarmi dal sortilegio - un insensato ripetersi di abitudini cementate - e vivere.

Combattere non è vincere. Ma è il contrario di perdere.

Mi mancherai sempre, lo sai.
Non ci sarà giorno che non mi rivolgerò a te. Ancora non mi sono abituata alla tua assenza, ma sto cominciando a farci i conti: ci annusiamo, ci riconosciamo certe notti che mi sveglio di soprassalto al buio e sento che è lì. Mi mancheranno per sempre la tua voce e le tue mani, ma sto iniziando a familiarizzare con questo modo diverso di averti, di sentirti accanto,
Perchè ora  che ho capito che ci sei, ho trovato il coraggio di lasciarti andare.
Il coraggio di perdonare te per essertene andata, e me per essere rimasta.

La vita alle volte ti tradisce, ti lascia nuda a sperare, nella testa, la parola fine. Senza confessartelo, in silenzio. Poi però sa riscattarsi quando vuole. Bisogna sempre darla una seconda possibilità, alla vita.

4 commenti:

  1. E' uno dei libri che mi ha regalato la mia Persona.. Uno dei libri ancora da leggere.. Con lei o senza di lei non lo so ancora.. Come faccio ad avere il tuo contatto privato e magari il numero di cellulare?

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    1. Mandami una mail a idril2010@gmail.com

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  2. Devo leggerlo al piu' presto...

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    1. A me è piaciuto moltissimo. Forse, però, se l'avessi letto "prima" mi avrebbe presa di meno...

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